Hadrianus Imperator 2019-06-08T00:17:03+00:00

Project Description

Hadrianus Imperator

Un’ombra spaesata, ignara di ciò che l’attende, si ritrova d’un tratto giù nell’Ade. Conserva ancora l’austerità del ruolo incarnato sulla terra, ma le sue ricche vesti non ornano più quella vaga essenza, ormai nuda, ombra tra le ombre. Adriano, Il grande imperatore, non è più; egli si addentra negli inferi, luogo senza tempo e senza luce. Nella moltitudine di quelle presenze egli cerca forse un volto familiare, noto. Cosa rimane delle glorie di un imperatore adesso? Adriano comprende che sta per dimenticare, e con le mente si avvinghia ai ricordi della vita terrena, per tenere le immagini di una vita cara, preziosa: ma le immagini sfuggono, diradandosi, confondendosi, i ricordi sbiadiscono. Così Adriano, un pallido riflesso del grande uomo, si affida alla memoria, come in un disperato tentativo di ritrovare la propria via. Non pensa alle glorie, ai titoli, alle imprese ed opere del grande Imperatore. Ciò che vorrebbe custodire è il ricordo di quei piccoli istanti che lo hanno fatto davvero sentire vibrante, vivo. E da questo tentativo disperato, da questi lampi improvvisi del passato, egli rievoca la sua Roma, l’amore per le arti, il primo incontro con Antinoo, i suoi viaggi, le albe e i tramonti, lo stupore per la bellezza del mondo, la conoscenza profonda del dolore, la sua grandezza e la sua fragilità nell’amare, fino al momento preciso in cui avvenne il distacco dalla vita. Tutto ciò che non è ancora separato da quell’ombra è la memoria, che pulsa con pathos e sentimento, la prova tangibile dell’esistenza, nella veglia e nel sonno; forse nella morte. Questo dunque, il nostro pretesto per rievocare la storia di Adriano, ma soprattutto per selezionare dei passi ( ardua impresa in un libro così bello!) della Yourcenar che ci dipinge uno stupendo ritratto filosofico e poetico di Adriano . Questo il taglio drammaturgico in cui le pagine recitate dall’immenso Maestro Giannini diventano sulla scena anche musica, canto e danza, con un “coro greco” di 20 performer. Il tutto in uno stile rarefatto onirico, pallido e sbiadito, come il riflesso delle sue memorie.

Marco Savatteri